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Replica di Marino Maglietta all' AMI

 Caro Gian Ettore,

 

non voglio stancare chi ci segue con un confronto senza fine. Vedrò, quindi, di andare il più possibile sul concreto. Comincio con la nota più dolente: non posso accogliere il Tuo gentilissimo invito (di cui Ti ringrazio sentitamente) per il 9 e 10 dicembre per motivi familiari, ma Ti prego di rinnovarmelo per qualsiasi evento che cada da febbraio compreso in poi. Anticipo, inoltre, una precisazione a margine, correggendo una tua “libera interpretazione” delle mie critiche al brusco allargamento, da 18 a 49, del numero degli audendi. Per me ovviamente tutti hanno diritto di parola, ma i tempi vanno rispettati. Non esiste concorso per usciere che accetti domande pervenute dopo la chiusura dei termini. Mi sono chiesto come mai il Senato abbia scavalcato le proprie stesse regole, liberamente stabilite. Mi sono chiesto – e mi chiedo tuttora - come si spiega che passata la scadenza del 18 marzo la Commissione Giustizia abbia potuto far entrare (anche chiamandoli, è la stessa cosa) altri 30 soggetti, per giunta aspettando due mesi a farlo (dunque non una svista prontamente rimediata), ovvero che le arrivasse una “denuncia” (testuale) di mancata convocazione! Il tuo fine palato di giurista non si è risentito di fronte a un comportamento così irrituale?

   Passando al concreto, a nessuno di quanti ci leggono importa se Maglietta è una primadonna o se lo è Gassani, o in cosa si sono rispettivamente laureati. Interessano le rispettive tesi. Rectius, interessano le tesi che portano avanti da anni le rispettive associazioni, ben più importanti di noi due. In questo senso, sarò brevissimo nel toccare gli aspetti personali e lo farò solo per quanto hanno di tendenzialmente squalificante delle suddette tesi.

   Dunque, se ho scritto “avvocata” è perché la lingua è cosa viva ed evolve e ho ritenuto giusto accogliere una usanza oramai neppure tanto nuova o isolata: mai sentito parlare di “ministre”? Vedi, forse anche in questo si nota la mia disponibilità al cambiamento e la Tua propensione alla conservazione …    

Quanto all’argomento del titolo di studio, mi interessa solo nel momento in cui si tenta di utilizzarlo come pretesto per delegittimare la battaglia di Crescere Insieme. Ciò è voler “togliere la parola” all’avversario con mezzi estranei all’oggetto del contendere; è il tentativo di discreditare una tesi discreditando chi la enuncia, è confondere la religione con il clero. Nulla di più illiberale. E’ vero che nessuno è riuscito a mettermi il bavaglio, ma è vero anche che chi usa quell’argomento ci prova. E questo non lo accetto. Mi sa di totalitario, di dissidenti spediti in Siberia o, se vogliamo scendere di parecchio, di grotteschi e patetici “Lei non sa chi sono io!”. Mi è dispiaciuto vedere anche Te, in Rai, usare questo mezzuccio: non lo avevi mai fatto. Tutto qui. Mi sarei aspettato una Tua veloce marcia indietro e invece insisti ancora sulla competenza. Rammenti che si acquista non sui libri, ma nell’esperienza quotidiana. Assolutamente d’accordo. Infatti l’esperienza di chi opera in una associazione proviene minimamente dai manuali, in larghissima parte dallo studio di fascicoli, sentenze, dottrina e, in primis, dall’ascolto delle persone. Sono vent’anni che seguo “casi” a centinaia, carne viva di uomini e donne, molti già figli di separati, che mi raccontano la loro storia giorno per giorno e mi portano la loro testimonianza e il loro vissuto, come difficilmente possono fare con l’avvocato. E’ vero che non vado in tribunale, ma vedo ogni giorno cosa ne esce, forse con un distacco e una obiettività maggiore di chi è chiamato principalmente a “vincere la causa” per il proprio cliente. Certamente, hai ragione, non pratico le scaltrezze delle assenze strategiche, delle richieste di rinvio per esame, dei depositi di memorie alle 12 del sabato e simili. In compenso non direi mai, ad esempio, che “la legge 54/06 è correttamente applicata nelle cifre e nei contenuti, come dimostrano i dati Istat sulle consensuali”, perché so, per esperienza in trincea, quante sono le consensuali fasulle. Dunque non intendo sottrarmi alla questione della competenza. Ma la competenza si dimostra con i fatti; insisto, e ti giro la domanda. Tu cosa pensi di chi sostiene che i ddl in esame vogliono “introdurre nella legge il mantenimento diretto” (che già c’è), “abolire il genitore collocatario” (che la legge in vigore non prevede), “far trascorrere al figlio il 50% esatto del tempo con ciascun genitore” (fantasia), “introdurre la mediazione obbligatoria” (confondendo l’informazione con il percorso), “denunciare al giudice, penalizzandolo, chi rifiuta la mediazione” (illazione gratuita), “abolire le indagini sulle false dichiarazioni dei redditi” (non sanno contare i capoversi), “mandare in tilt le anagrafi con la doppia residenza” (vedi che non è mica solo una casuale confusione di termini … se ne spremono conseguenze apocalittiche, alla ricerca dell’effettaccio), ecc. Io ritengo che chi fa queste affermazioni o non è in grado di leggere un testo giuridico (vogliamo ancora parlare di competenza?), o pesca nel torbido, e allora non dovrebbe fare il giurista, nel senso alto del termine. Come vedi, non sono io a voler “demonizzare” alcuni dei Tuoi colleghi e alcuni magistrati. Non li ho mica scritti io i loro proclami: fanno tutto da soli!  

   Comunque, si tratta di aspetti essenziali e mi sarei aspettato che Tu e la Tua associazione prendeste le distanze da queste tesi. Viceversa, ti sento affermare pubblicamente che “la collocazione stabile il giudice la deve pur scegliere”, quindi o fa soffrire il padre o fa soffrire la madre (Rai3, Linea notte), e lo fai parlando in generale, quindi a prescindere dalle pur irrilevanti differenze tra nord e sud. Non solo. Rispetto ai punti più qualificanti l’AMI in audizione al Senato (26 luglio 2011) dichiara di:

-  opporsi “ad ogni tentativo di modifica dell’affidamento condiviso in affidamento alternato”;

-  essere contro “il criterio del doppio domicilio” che “non realizza in concreto il diritto alla bigenitorialità”

-  esprimere parere negativo “sulla proposta di modifica del comma 4 dell’art. 155 c.c. e sulla previsione, quale regola generale, del mantenimento diretto e per capitoli di spesa (art. 1 ddl). Sarebbero inevitabili le difficoltà che si incontrerebbero nell’attuazione della norma, soprattutto nella maggior parte delle separazioni caratterizzate da un contesto sociale ed economico debole, così come le difficoltà a garantire tutela al diritto di credito del beneficiario nell’ipotesi di inadempimento. L’AMI ritiene più utile conservare l’assegno mensile di mantenimento, con la previsione integrativa di un obbligo di rendicontazione periodica, da parte del genitore beneficiario, con specificazione delle singole voci coperte dall’assegno stabilito e con espresso divieto di assegni omnicomprensivi delle spese straordinarie”

-  “esprimere parere decisamente negativo in ordine alla proposta abolizione del riferimento al tenore di vita in precedenza goduto dal minore nella determinazione del quantum dell’assegno”

-  invitare a “riflettere sulla opportunità di non modificare quanto già previsto in tema di mediazione familiare, integrando, tuttavia, la disposizione vigente con l’obbligo dell’informazione alle parti sulla possibilità di fare ricorso alla mediazione familiare e sulla successiva possibilità di valutazione del comportamento tenuto durante il percorso volontariamente intrapreso” … “Gli accordi finali non potranno includere condizioni che attingano ai rapporti patrimoniali tra i coniugi”.

 

Preso atto di queste posizioni, Tue e dell’AMI, che ovviamente rispetto e in questa sede non commento, mi appare tuttavia chiaro che le distanze da altri gruppi non le hai prese perché sui punti qualificanti in realtà non ci sono.

 

   Spero vivamente che ci sia presto la possibilità di un confronto ampio e diretto, e non a distanza, tra i nostri diversi punti di vista, confermandoTi che sempre di idee e non di persone si tratterà.

 

Marino