Alienazione Genitoriale

Diffusione, consegue, possibili trattamenti, PREVENZIONE della perdita di un genitore dalla vita del minore

Diffusione

Secondo Bernet (2008: 356), l'alienazione parentale può essere presente più nelle situazioni di dispute di affidamento altamente conflittuali, che non nelle comuni situazioni di divorzio famigliare, e anche in queste situazioni di alto conflitto riguardano solo una parte dei figli. Johnston (1993) in California ha trovato un "forte allineamento" del figlio con un genitore e il rifiuto con l'altro nel 7% dei casi di dispute in uno studio, 27% in un secondo studio. Kopetski (1998) ha riscontrato la PAS nel 20% di dispute sulle custodie in Colorado, Nicholas (1997) nel 33%, Berns (2001) 29% in Australia.

Bernet conclude che "circa il 25% dei figli coinvolti in dispute di custodia sviluppano il PAD", che negli USA corrisponde a circa 200.000 bambini.

Conseguenze

Oltre alle 8 caratteristiche dell'alienazione parentale descritte da Gardner e accettate dagli studiosi successivi, che sono di per sé anormali e disfunzionali nei bambini, altri ricercatori hanno evidenziato altre conseguenze negative nel medio e lungo periodo. Tali conseguenze sono in parte comuni ai traumi che il divorzio causa sui figli.

Kopetski (1998)[13] esaminando circa 600 casi di affidamento in Colorado tra 1975 e 1995, ha rilevato:

  • attaccamento insicuro e ansioso verso il genitore alienante, oltre che fobia verso quello alienato;
  • anomala ansia da separazione quando si è da tempo superata l'età in cui è normale;
  • stress, disturbi del sonno, regressione nel controllo delle funzioni corporee, mancanza di controllo degli impulsi;
  • disorganizzazione, scarso rendimento scolastico, isolamento sociale, alterazione dell'umore;
  • emancipazione prematura, rigidità e insolenza, scarsa empatia;
  • esame di realtà disturbato.

Lowenstein (1998)[14] esaminando le conseguenze di 60 casi di alienazione in Inghilterra, ha trovato:

  • confusione: frustrazione e mancanza di sapere in cosa credere;
  • diventare alienato verso un genitore;
  • fallire nello sviluppo educativo e vocazionale;
  • diventare estraniato e depresso, avere disturbi del sonno, regressione, sviluppare intenti suicidi, comportamento ossessivo compulsivo, enuresi (pipì a letto), ansia, sogni ad occhi aperti, disordini psicosomatici ecc.
  • rivolgersi ai nonni (o ad altri) per avere stabilità;
  • problemi d'identità sessuale;
  • mancanza di controllo impulsivo contro fratello o a scuola;
  • assenteismo e calo del rendimento scolastico;
  • rivoltarsi contro il genitore alienatore;
  • in alcuni casi (4 su 60), acquisire maggiore autonomia.

Baker (2005),[15] esaminando 38 adulti, ha riscontrato una maggiore propensione a:

  • bassa autostima;
  • depressione;
  • abuso di droga e alcol;
  • mancanza di fiducia;
  • alienazione dai propri figli;
  • divorzio;
  • altro: in alcuni casi e con minore intensità degli altri effetti, sono stati riscontrati problemi d'identità, sensazione di mancanza di radici, scelta di non avere figli per timore di essere rigettati, basso successo (scolastico o lavorativo), ira e amarezza per non aver passato tempo col genitore alienato.

Fidler et al. (2008),[16] esaminando più di 40 articoli pubblicati tra il 1991 e il 2007, rileva come i bambini alienati possono esibire diversi sintomi come:

  • carente esame della realtà;
  • operazioni cognitive illogiche;
  • semplicistica e distorta elaborazione dell'informazione;
  • percezioni interpersonali inaccurate o distorte;
  • odio di sé;
  • altre attitudini e comportamenti maladattivi.

Possibili trattamenti nei casi di Alienazione grave

La maggior parte dei contributi degli studiosi riguardano la fase di riconoscimento e descrizione del fenomeno. Vi sono comunque ricercatori che hanno testato metodi di trattamento dei minori finalizzati a rendere possibile l'avvio di una normale relazione tra il minore e il genitore rifiutato anche nei casi di alienazione grave.

Un metodo è il programma Family Bridges elaborato da Warshak et al.[17] Si tratta di un programma di formazione che utilizza gli strumenti delle scienze sociali per aiutare bambini e adolescenti gravemente alienati a dare corso alle decisioni del tribunale che li colloca presso il genitore rifiutato. In sostanza è un periodo della durata di circa 3 o 4 giorni che il minore deve passare insieme con il genitore rifiutato in un villaggio vacanze o altra struttura attrezzata in modo adatto. Nel corso della vacanza il minore e il genitore partecipano insieme a varie iniziative formative in cui vengono presentati alcuni semplici concetti di psicologia applicata. Nella prima fase si affrontano i temi delle relazioni genitori-figlio, dell'effetto della pressione sociale del gruppo e i paradossi della percezione. Vengono presentati anche dei video che illustrano gli stessi concetti con apposite scenette. Altre fasi del programma prevedono di affrontare direttamente la tematica del divorzio e della risoluzione dei conflitti. Secondo i ricercatori, l'efficacia del corso è stata verificata in 22 su 23 minori, che avevano riattivato una positiva relazione con il genitore rifiutato.

Un metodo simile a quello di Warshak è stato elaborato in modo indipendente da Sullivan, Ward e Deutsch.[18] Il programma Overcoming Barriers è basato sulla formula della vacanza e la principale differenza rispetto al programma Family Bridges è che prevede la partecipazione di ambedue i genitori assieme al minore. Questo implica che il programma si può applicare solo ai casi in cui il genitore favorito collabora e quindi in genere l'alienazione del minore è di grado lieve o medio.

Craig Childress, uno psicologo che opera a Pasadena in California, ha elaborato un metodo di trattamento dell'alienazione genitoriale basato su una teoria che non classifica l'alienazione genitoriale come disturbo psicologico autonomo.[19] Childress propone di inquadrare il fenomeno in alcune figure già comprese nel manuale diagnostico DSM come patologia psichiatrica del genitore alienante che viene trasmessa al minore alienato. Childress ritiene che la causa prima del problema vada cercata in una relazione patologica instaurata nell'infanzia dal genitore alienante con uno dei suoi genitori. Il rimedio proposto da Childress viene definito Strategic-Beahvioural-System Intervention e mira a modificare il significato del comportamento del minore per permettergli di sviluppare una positiva relazione con il genitore rifiutato senza "tradire" l'alleanza e il senso di lealtà con il genitore alienante. La chiave è la ridefinizione degli assetti di potere della situazione (interpretata nello schema concettuale del Family System). La ridefinizione consiste nel subordinare l'ampiezza dei tempi che il minore potrà trascorrere con il genitore alienante alla sua disponibilità ad assumere atteggiamenti migliori nei confronti del genitore rifiutato. In questo modo il minore si sentirà "scusato" per il suo "tradimento" dell'alleanza con il genitore favorito, perché il suo comportamento con il genitore rifiutato sarà ridefinito come passaggio obbligato opportunistico per ricongiungersi con il genitore favorito.

Edward M. Stephens ha messo a punto un trattamento per i minori vittime di alienazione genitoriale di grado grave che viene effettuato presso il Rye Hospital, una struttura accreditata presso lo Stato d New York.[20] Dopo che una accurata diagnosi ha accertato la vera natura dei problemi del minore, lo staff del centro prende in carico il caso che viene trattato concentrandosi soprattutto sui sentimenti del minore nei confronti del genitore rifiutato e nei confronti del genitore alienante. Il minore viene educato ad una sana esperienza di attaccamento per superare la distorsione indotta dall'alienazione. Quando possibile vengono effettuate sessioni di gruppo con altri minori alienati. Il trattamento viene progettato su misura in modo da adattarsi ai singoli casi, che vengono seguiti anche dopo il rientro del minore presso la famiglia.

Prevenzione

La prevenzione consiste soprattutto nello sviluppare relazioni forti e sane con la prole e per questo e' richiesto anche un adeguato tempo di coabitazione. Quindi il dispositivo più idoneo è l' affido condiviso con tempi anche paritari (pernotti inclusi anche in presenza di prole piccola) ricordando che chi aliena maggiormente non è necessariamente la madre ma in generale è il genitore collocatario. A questo riguardo le strategie dei padri per indottrinare ed istigare i figli sono ottenute più ticipamente attraverso minacce, promesse e premi mentre le madri lo fanno più sottilmente concentrandosi sulle emozioni del bambino e sul suo senso di lealtà.

Quindi per una maggior tutela dei figli ma anche perchè la protezione dei minori da questa forma di violenza domestica tipica della vita della famiglia separata deve essere massima, è importante la proposta (Ddl 957/08) di modifica alla normativa relativa all'affidamento dei figli che introduce anche in Italia il concetto di Alienazione Genitoriale: "Il comprovato condizionamento della volontà del minore, in particolare se mirato al rifiuto dell'altro genitore attivando la sindrome di alienazione genitoriale, costituisce inadempienza grave, che può comportare l'esclusione dall'affidamento". La modifica proposta, "intende scoraggiare e bloccare quelle frequenti sottili manovre e denigrazioni strumentali volte a indurre nei figli la Sindrome di alienazione genitoriale".