Home Alienazione Genitoriale PAS: Considerazioni da usare nelle CTU - Prof. G. B. Camerini
PAS: Considerazioni da usare nelle CTU - Prof. G. B. Camerini PDF Stampa E-mail
Giovedì 12 Dicembre 2013 20:35

La sindrome di alienazione genitoriale è descritta nel DSM5 – prof. Giovanni Battista Camerini

Il prof. Giovanni Battista Camerini suggerisce una serie di considerazioni da utilizzare nelle CTU nei casi in cui si riscontrasse la cara e vecchia "PAS – Sindrome di Alienazione Genitoriale" alla luce dell'uscita del nuovo DSM5 in cui sono inserite le recenti definizioni che il Prof. Gulotta ha anticipato.

Tra i Problemi Relazionali, il DSM5 descrive i Problemi legati all'Educazione Genitoriale e, all'interno di questi, il Bambino affetto da Distress da Relazione Genitoriale (V61.29):

Questa categoria dovrebbe essere usata quando il focus dell'attenzione clinica è rappresentato dai negativi effetti della discordia nella relazione tra i genitori (per esempio alti livelli di conflittualità, di distress, o di denigrazione) su un bambino della famiglia, inclusi gli effetti sui disturbi mentali o su altre condizioni mediche nel bambino.

Qualora la relazione tra i genitori sia contraddistinta soprattutto da un'azione di denigrazione dell'uno nei confronti dell'altro, questa condizione corrisponde alla nozione di Parental Alienation secondo la definizione di Bernet (2008) ripresa da Cavedon e Magro (2010) a partire dalla originaria teorizzazione di Gardner (1985).

Si tratta quindi, nel presente specifico caso, di indicare i comportamenti del sig./della sig.ra X coerenti con l'ipotesi in questione.

Descrivere i comportamenti più significativi in tal senso:

  • indottrinamento circa i difetti e le mancanze
  • estensione delle critiche alla famiglia allargata
  • coinvolgimento di altri membri della famiglia
  • sollecitazione di un'alleanza
  • legame simbiotico
  • tentativo di sostituzione del genitore con il proprio/la propria partner
  • ostacolo alle visite
  • denunce infondate di molestie

La condizione descritta coinvolge sia il piano giudiziario, sia quello clinico:

- sul piano giudiziario, i comportamenti in questione qualificano una violazione dei diritti relazionali dei soggetti coinvolti ed in particolare il diritto del minore alla bigenitorialità, giustificando quindi eventuali misure e provvedimenti in una prospettiva di tutela. Come ha ribadito in diverse sentenze la Corte EDU, gli "obblighi positivi" di cui si discute non si limitano al controllo a che il bambino possa incontrare il suo genitore o avere contatti con lui ma includono l'insieme delle "misure preparatorie" che permettono di raggiungere questo risultato. Per essere adeguate, le misure deputate a riavvicinare il genitore con suo figlio devono essere attuate rapidamente, perché il trascorrere del tempo può avere delle conseguenze irrimediabili sulle relazioni tra il fanciullo e quello dei genitori che non vive con lui. Non deve, dunque, trattarsi di "misure stereotipate ed automatiche".

- sul piano clinico, va rilevato quanto il DSM5 specifica a proposito dei Problemi Relazionali:

Un problema relazionale può sollecitare un'attenzione clinica in ragione del fatto che il soggetto cerca un'assistenza sanitaria o per un problema che riguarda il decorso, la prognosi o il trattamento di un disturbo mentale o di un'altra condizione medica.

Questi problemi richiedono spesso un intervento psicosociale in una prospettiva clinica e preventiva. Si rimanda a tale proposito al documento redatto dalla SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza) – maggio 2013 -:

La comunità scientifica è concorde nel ritenere che l'alienazione di un genitore non rappresenti di per sé un disturbo individuale a carico del figlio ma piuttosto un grave fattore di rischio evolutivo per lo sviluppo psicoaffettivo del minore stesso.

Fonte: www.psicologiagiuridica.eu

Ultimo aggiornamento Giovedì 12 Dicembre 2013 22:39