L’affido condiviso dei figli rappresenta uno dei temi più delicati del diritto di famiglia. In questo contesto, la CTU (Consulenza Tecnica d’Ufficio) svolge un ruolo fondamentale per fornire al giudice elementi di valutazione tecnico-scientifici. Tuttavia, come chiarito dalla Cassazione con l’Ordinanza 25421/25, esistono precisi limiti all’opera del consulente tecnico in tema di processo di famiglia.
La sentenza rappresenta una “pillola di Cassazione” essenziale per comprendere che i tempi di frequentazione tra figli e genitori sono competenza esclusiva del giudice, non del CTU. Il consulente tecnico può fornire valutazioni psicologiche e osservazioni sulle dinamiche familiari, ma non può sostituirsi al magistrato nella determinazione dei tempi e delle modalità dell’affido condiviso.
Cosa stabilisce l’Ordinanza Cassazione 25421/25
L’Ordinanza della Corte di Cassazione numero 25421 del 2025 chiarisce in modo inequivocabile un principio fondamentale: la determinazione dei tempi di frequentazione dei figli con ciascun genitore nell’ambito dell’affido condiviso è una prerogativa esclusiva del giudice.
Il CTU, infatti, è chiamato a svolgere una funzione tecnico-consulenziale, fornendo al magistrato elementi di valutazione relativi alle capacità genitoriali, alle dinamiche relazionali e al benessere psicologico dei minori. Tuttavia, la decisione finale sui tempi e sulle modalità di esercizio dell’affido condiviso spetta unicamente all’autorità giudiziaria.
Questa distinzione è cruciale perché garantisce che le decisioni siano assunte nel rispetto delle competenze di ciascuna figura professionale, evitando sconfinamenti che potrebbero compromettere l’equilibrio del processo e i diritti delle parti coinvolte.
Il ruolo del CTU nell’affido condiviso: competenze e limiti
Nel processo di famiglia, il consulente tecnico d’ufficio ha il compito di supportare il giudice con valutazioni tecniche specialistiche. Nell’ambito dell’affido condiviso, il CTU può:
- Valutare le capacità genitoriali di entrambi i genitori
- Analizzare le dinamiche relazionali tra genitori e figli
- Individuare eventuali situazioni di conflitto o disagio dei minori
- Fornire osservazioni sul benessere psicologico e affettivo dei bambini
- Suggerire percorsi di supporto o mediazione familiare
Tuttavia, come ribadito dall’Ordinanza 25421/25, il CTU non può determinare autonomamente i tempi di permanenza dei figli presso ciascun genitore. Questa decisione, centrale nell’affido condiviso, rimane una prerogativa insindacabile del giudice, che deve bilanciare gli elementi tecnici con la valutazione giuridica complessiva della situazione familiare.
Perché è importante conoscere i limiti del CTU
Per i genitori coinvolti in un processo di affido condiviso, comprendere i limiti dell’opera del CTU è fondamentale per tutelare i propri diritti e quelli dei figli. Sapere che la determinazione dei tempi di frequentazione spetta esclusivamente al giudice consente di valutare criticamente le conclusioni della perizia e di formulare eventuali osservazioni o contestazioni.
L’Ordinanza Cassazione 25421/25 rappresenta un importante precedente che rafforza la distinzione tra il ruolo consultivo del CTU e il potere decisionale del magistrato. Questa chiarezza è essenziale per garantire processi equi e decisioni che tengano conto dell’interesse superiore del minore, senza deleghe improprie a figure tecniche.
Per approfondire questa tematica, Crescere Insieme mette a disposizione un video esplicativo che illustra i principali contenuti dell’Ordinanza
Implicazioni pratiche per l’affido condiviso
La sentenza della Cassazione ha importanti ricadute pratiche per tutti i procedimenti di affido condiviso in corso e futuri. I genitori che affrontano un processo di separazione devono essere consapevoli che, sebbene il CTU possa fornire valutazioni dettagliate sulle dinamiche familiari, la decisione finale sui tempi di permanenza dei figli spetta sempre e soltanto al giudice.
Questa consapevolezza permette di:
- Contestare eventuali sconfinamenti del CTU che proponga tempi di frequentazione specifici
- Richiedere al giudice una valutazione autonoma e indipendente dalle conclusioni peritali
- Valorizzare adeguatamente altri elementi probatori oltre alla CTU
- Comprendere meglio i ruoli e le responsabilità di ciascuna figura nel processo
L’affido condiviso richiede decisioni equilibrate che tengano conto dell’interesse superiore del minore, e la chiara distinzione dei ruoli contribuisce a garantire processi più giusti ed equi per tutte le famiglie coinvolte. e le implicazioni pratiche per le famiglie.